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August 21 Kakà era fattoNota: ho di nuovo subìto un appunto sulla lunghezza dei miei post, questa volta dalla “collega” blogger Cuoca Precaria - i suoi interventi sono molto acuti, interessanti e spiritosi e, se avete fame o un amico a cena, anche utili: per questo vi consiglio di visitare il suo sito (www.cuocaprecaria.blogspot.com.) -. Per giustificarmi le ho descritto le mie velleità di scrittura libera da schemi troppo rigidi, ma lei ha replicato che per un giornalista il dono della sintesi è fondamentale. Punto nel vivo, ho cercato di accostare il mio stile a quello narrativo, quasi come sei i miei post fossero dei piccoli racconti letterari, piuttosto che (vi supplico, si usa in questo modo! in vece di invece e non di oppure - vedi Beppe Severgnini, “L'italiano, lezioni semiserie”) a quello giornalistico o dei blog ma non c'è stato verso di convincerla. Per questo motivo, come logica conseguenza di quel costruttivo scambio di vedute e in virtù della mia condotta coerente, il post che segue sarà certamente prolisso e verboso quanto, se non più, dei precedenti. Ma, Cuoca Precaria, grazie comunque per la tua preziosa opinione. Ed ora, per chi fosse interessato, il filmino delle mie vacanze.
8 agosto. Si celebra il matrimonio del secolo: Emiliano e Pina si sposano e la chiesa è gremita di atei come al congresso annuale degli anticristi. Un paio fanno anche i chierichetti mentre gli altri si sforzano invano di rimanere seri quando Emiliano – noto cazzaro, conosciuto dal Lazio al Piemonte passando per la riviera abruzzese e la bassa emiliana – con la voce più profonda che sa recita la nota formula nuziale. Don Felice (gaio solo di nome) non aiuta però. Lo chiama Umiliano, sbaglia la sua data di nascita poi quella della sposa (nata, secondo lui, nel 978), si dimentica un testimone e fa firmare il registro nei riquadri sbagliati. Infine si supera quando annuncia: “Siamo qui per unire in matrimonio Giuseppina e Anna”. Geniale. Dopo questa messa cantata pensavamo che mancasse solo il latino per tornare in pieno Medioevo come da dettami ioseffiani e invece felice ha celebrato il primo matrimonio lesbo della chiesa cattolica italiana. Era talmente indietro nel passato che stava avanti nel futuro!
11 agosto. Cover band di Ligabue. D'accordo, oggi l'andazzo e quello di “concentrarsi sulla riproduzione fedele delle musiche, dei testi e a volte anche del look” (wikipedia) però questi esagerano. Anzi, questo, il Liga. Che chiama gli altri membri “il mio gruppo” e si presenta con stivali, jeans e camicia nera (che sarebbe il minimo) a cui aggiunge un ciondolo, riproduzione perfetta di quello di Ligabue e una serie di elementi tra il raccapricciante e il fanatico: stesso taglio di capelli, stesso modo di muovere le mani, stessa maniera di tenere il plettro tra le dita e poi scostarsi il ciuffo (solo il destro), medesimo accento finto emiliano e pure stesso predicozzo che il vero Ligabue fa nei suoi concerti durante “Figlio d'un cane”. Beh, questo è troppo, da lui lo accetto da te no! Quel ragazzo mi preoccupa, ce l'ho davvero a cuore, secondo me è alla soglie di una profonda crisi di identità, con annesso sdoppiamento. Ultimo dubbio: perché si chiamano Sopravvissuti e Sopravviventi quando non eseguono che due canzoncine dell'omonimo e ben fatto album, tra l'altro uno degli ultimi ascoltabili del Liga senza farsi cadere i maroni?
14 agosto. E' la stagione delle cover band, non c'è che dire. I ragazzi di stasera si chiamano “The Abbey Road” e ovviamente suonano i Beatles. Sono bravi, preparati, coinvolgenti e ben vestiti; in più hanno un bel repertorio, sanno tenere il palco e sono simpatici. In particolare il Paul McCartney di turno mi colpisce perché riesce a suonare il basso e cantare – operazione per me impossibile nonostante la buona volontà di saltuari quanto furiosi tentativi andati a vuoto -. D'accordo non ha una gran voce, come dimostra steccando l'acuto di “A Hard Day's Night” (avete presente? feeling you holding me tight tight yeah...) e, d'accordo, con quel caschetto ricorda il calciatore Kakà ma a poco a poco diventa il vero mattatore della serata. Pure troppo. Urla, ride a sproposito (anche quando ringrazia la Pro Loco o quando apostrofano il suo compagno John e i suoi occhialetti tondi con un irriverente: “Vai, Harry Potter!”), fa battute che capisce solo lui. Mmm, dopo un po' l'unico dubbio che mi rimane è quale sostanza stupefacente abbia usato, se Lucy in the Sky with Diamonds in onore dei Sixties, il raccolto del Tavoliere delle Puglie luogo di provenienza della band o se abbia invece traviato il suo pseudocaschetto con robaccia chimica.
15 agosto. Arrivano come quattro sceriffi alla scampagnata, usciti da chissà dove all'insaputa di buona parte di un gruppo che una volta faceva dell'affiatamento la sua qualità vincente ma ora risente parecchio degli eventi.
Non si concedono nemmeno il lusso di aspettare la carne che si buttano come canidi (iene, sciacalli, lupi fate voi) famelici sulle ragazze presenti senza porsi il problema se esse siano libere, sposate, fidanzate o brutte, convinti che col loro ridicolo slang le faranno cadere tutte ai loro piedi. Con buona dose di ottimismo si sentono belli, interessanti e brillanti ma ahiloro! non possiedono nessuna di queste caratteristiche. L'atteggiamento di personaggi simili scatena di solito litigi e risse, a meno che non si decida giudiziosamente di andare via e lasciar sfogare questi patetici figuri nel modo a loro più congeniale.
17 agosto. Fine del famigerato torneo di calcetto estivo. Anche quest'anno, nonostante fossi allenatissimo, al quarto giorno ho patito il solito infortunio. Stiramento (speriamo contrattura) all'adduttore. Ma sono in buona compagnia. Invece delle premiazioni tra i partecipanti tiene infatti banco il bollettino del lazzaretto (nomi di fantasia ma infortuni reali): “Ludovico come va il ginocchio?” “E tu Luca, la caviglia, si è sgonfiata?” “Ludano ha il gesso al braccio!” “Anche Luigi, alla mano” “Lucrezio si è scorticato il naso!” “E Luciano, è grattugiato come il parmigiano!”. In Italia dovremmo eleggere a sport nazionale il carling: due palle, ma almeno restiamo sani. 19 agosto. La mia amica sta chiacchierando con una conoscente, mi vede e si avvicina. “Come stai? Da quanto tempo!” La saluto volentieri, poi le faccio segno che la sua conoscente la sta aspettando. “Se vuoi te la presento” mi dice. “No, grazie non mi interessa!” rispondo. Lei la guarda poi guarda me, perplessa. Forse avrebbe compreso meglio il mio pensiero se le avessi risposto: “No, grazie, la conosco già. Si chiama Diane ed è francese. Quando avevo sedici anni impazzivo per lei, come tanti qui in paese, ma lei faceva l'altezzosa e non ci degnava nemmeno di un'occhiata dei suoi profondi occhi azzurri. Ora che ha pancetta e doppiomento non mi interessa più e, anzi, mi sento quasi appagato dal tempo, vendicatore delle mie amarezze giovanili!” Buone vacanze.
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